biografia bragaglia

ANTON GIULIO, ARTURO, CARLO LUDOVICO BRAGAGLIA
Nato a Frosinone l'11 Aprile 1890 morto a Roma il 15 Luglio 1960. Compì studi classici approfondendo la conoscenza della storia dell’arte e dell’archeologia. Fu un genio nel percorrere i vari settori artistici ed espressivi dell’epoca moderna; come la saggistica il giornalismo e la critica teatrale, come la fotografia , come il cinema, come il teatro. In queste arti si distinse come un precursore alla ricerca di nuovi schemi artistici. Dopo aver dato in stampa un volume in lingua inglese sulla “Nuova archeologia Romana”, nel 1916 fondò "La Ruota", (rivista panteistica), pubblicata per due anni; poi vari giornali quali: "Cronache d'attualità", e "Index rerum Virorumque proibitorum, (soppresso nel 1929). Fondò la "Casa d'Arte Bragaglia"; il "Bragaglia fuori commercio"; prima ed il primo teatro sperimentale poi, (utilizzando i locali di una cantina in Via Degli Avignonesi) chiamato Teatro degli Indipendenti, nel 1936 fondò e diresse il "Teatro delle Arti". Fu regista e storico, il suo intento artistico era quello di coniugare il vecchio con il nuovo, aperto ai messaggi delle correnti letterarie ed artistiche internazionali si interessò anche al jazz alle musiche ed ai canti della cultura sudamericana, alle musiche afroasiatiche. Come regista con le opere: "Le maschere mobili"; "Del teatro teatrale, ossia del teatro"; "Il teatro della rivoluzione", "Evoluzione del mimo" mette insieme i materiali più diversi; come le opere Greche, o Shakespeare e ancora opere Medioevali o Barocche, con lo scopo di mettere in risalto la scenotecnica arte nella quale eccelse veramente, riuscendo ad armonizzare l’uso di dispositivi tecnici che il progresso offriva ma ancora non si confacevano all’arte del teatro. Come storico ricordiamo lavori quali: "Lazzi di Brighella"; "Danze popolari italiane"; "Pulcinella; Storia del teatro popolare italiano"; "Commedie facete del Cinquecento". Anton Giulio Bragaglia è stato un protagonista futurista della vita teatrale italiana del nostro secolo.
Marisa Aloisio
L’Associazione Fotografica di Frosinone presenta le foto di 19 soci che, ispirandosi ai fratelli Bragaglia, hanno rappresentato il movimento. Gli effetti di dinamicità sono stati prodotti, oltre che con i tempi lunghi (alla maniera dei Bragaglia), anche con altre tecniche, come l’open flash, la multiesposizione, la zoommata, lo spostamento della macchina fotografica. La mostra è stata allestita in omaggio ai fratelli Bragaglia, in particolar modo ad Anton Giulio, che è stato il teorico del fotodinamismo. Questi, giovanissimo, già nel 1911 pubblicò un saggio di gran valore culturale sulla fotografia intitolato “Fotodinamismo futurista”, che contribuì ad aprire il dibattito sul valore filosofico ed artistico della fotografia, in un ambiente che tendeva a ridurla ad un risultato tecnico e ad una copia della realtà. Il saggio d’Anton Giulio presentava le fotodinamiche del fratello Carlo Ludovico, insieme con il quale, già dal 1908 aveva iniziato a sperimentare la visualizzazione del movimento. Con questa sua opera Anton Giulio Bragaglia, giovane intelligente ed estroverso, riesce a scrivere un saggio che, ancor oggi, è interessante ed attuale: con un linguaggio spigliato e spettacolare, lontano dal formalismo accademico, invita alla sperimentazione. Mostra anche di essere aperto a cogliere le novità culturali del suo tempo: in effetti, è uno dei primi ad aderire al Futurismo (Il Manifesto di Marinetti è del 1909), soprattutto nella sua esaltazione del nuovo mondo meccanizzato e della velocità, rappresentato anche nelle opere pittoriche futuriste. Anton Giulio si domanda: “Se la vita è dinamicità, movimento, l’artista deve impegnarsi a rappresentare la vita per quello che è”. Ancora: “Nel campo specifico della fotografia, l’istantanea, che cristallizza il movimento, è una copia sbagliata della realtà, è un cadavere. Le figure arrestate dalle istantanee sono fantocci. La fotodinamica, invece, riesce a rappresentare il ritmo, la traiettoria di un gesto nei suoi infiniti movimenti”. La fotodinamica sortisce altri risultati: riesce a far emergere le emozioni del soggetto ripreso ed a farle rivivere in chi osserva la fotografia. Ancora, la fotodinamica ha una profonda valenza filosofica: rappresentando la traiettoria del gesto, va all’essenza della vita perché, dematerializzando i soggetti rappresentati, fa emergere le caratteristiche spirituali, interiori della loro personalità nelle loro mutevoli sensazioni. Marisa Aloisio