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CONTESTO STORICO E
CULTURALE |
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330 L'Impero è
ormai diviso da tempo in Impero d'Occidente e Impero d'Oriente. Da
quell'anno, il secondo ha come capitale Bisanzio, chiamata anche
Costantinopoli. |
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476 Fine
dell'impero romano d'Occidente. |
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493-526 Il re goto
Teodorico si insedia a Ravenna e la adorna di edifici ricoperti da
bei mosaici. |
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San Vitale, Ravenna
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L'imperatrice Teodora
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L'imperatore Teodorico
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Interno della chiesa di Sant'Apollinare Nuovo,
Ravenna
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527 Su Bisanzio
regnano Giustiniano e la sua sopsa Teodora. Riconquistata Ravenna,
l'imperatore bizantino vi costruisce chiese ornate da splenditi
mosaici formati da tessere di vetro su fondo d'oro. |
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527-565
All'imperatore Giustiniano successero Eraclio (610-641) e
Giustiniano II (681-711); durante il loro regno l'arte bizantina
raggiunse la sua massima espressione. |
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730-846 Periodo
dell'iconoclastia. Lo Stato prende provvedimenti contro il culto e
la realizzazione di immagini sacre perché ritenute contrarie alla
fede. |
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San Silverio Papa
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SAN SILVERIO "MARTORIZZATO" DA DUE
PERFIDE DONNE |
| Alla morte del Papa Agatino I, avvenuta il 22
aprile 536, al soglio pontificato salì lo sconosciuto
suddiacono Silverio, figlio di S. Ormisda, apprezzato per le sue
elette virtù morali ereditate dal genitore. A caldeggiare
l'inattesa investitura fu il re Teodato ritenendo che Silverio,
una volta eletto papa, avrebbe assunto come suo padre Ormisda un
atteggiamento amichevole e benevolo nei confronti dei Goti,
favorendo così la riconciliazione fra romani e barbari che
occupavano gran parte dell'Italia. Gli storici dell'epoca
riferiscono che Teodato non si limitò a consigliare clero e
popolo ad eleggere Silverio, ma impose con forza la sua volontà
che venne giudicata, però, come un'indebita ingerenza. Ma fu
l'umile suddiacono Silverio a conquistare la fiducia e l'affetto
di coloro che alla fine lo acclamarono papa. L'8 giugno del 536
fu consacrato vescovo di Roma, vicario di Cristo e successore di
Pietro. La sua elezione non fu però gradita all'imperatrice
Teodora che da molti anni tramava per far eleggere pontefice il
nunzio di Costantinopoli Vigilio, suo fedele amico. Silverio ben
presto divenne bersaglio di un'atroce congiura da parte
dell'imperatrice moglie di Giustiniano che, per arrivare al suo
scopo, si servì della collaborazione di un'altra perfida donna,
Antonina, moglie del generale Belisario che l'imperatore
d'Oriente aveva inviato in Italia a combattere i Goti e che
all'epoca dei fatti si trovava a Roma. Pur di compiacere
l'imperatrice Teodora, Antonina ricorse alla menzogna per
screditare agli occhi del marito e dell'imperatore Giustiniano
la figura di papa Silverio che a causa di assurde dicerie,
suffragate da false testimonianze, fu accusato di tramare contro
Roma per consegnarla a Goti di cui era amico. Fu
processato e condannato all'esilio a Patara di Licia. Qui il
papa fu ospitato dal vescovo della città che ascoltate le sue
sofferenze decise di farsi ricevere da Giustiniano al quale
raccontò la vera storia di Silverio che, nel frattempo, era
stato sostituito da Vigilio che il generale Belisario aveva
fatto eleggere papa o antipapa, come molti storici sottolineano,
in quanto Silverio non fu mai deposto dal sacro ufficio. Venuto
a conoscenza di come stavano effettivamente le cose l'imperatore
Giustiniano ordinò che Silverio tornasse a Roma e che Belisario
riaprisse un nuovo processo. L'eventualità che tutti venissero
a conoscenza che papa Silverio era innocente dalle accuse
infamanti di cui era stato oggetto indussero l'imperatrice
Teodora a sollecitare un intervento di Antonina che convinse il
marito Belisario a bloccare il rientro a Roma di Silverio, con
la scusa di evitare un pericoloso conflitto nella chiesa romana
che avrebbe reso ancor più difficile una situazione già
drammatica. E Belisario succube della moglie ordinò che la nave
che dalla Grecia riportava a Roma Silverio facesse rotta per
Ponza dove il papa fu tenuto prigioniero per quasi sei mesi,
fino al giorno della sua morte che resta ancora avvolta nel
mistero. Così come nel mistero è avvolto il luogo dove sono
conservate le sue spoglie mortali. Silverio morì (di fame,
stenti e privazioni o per mano di un sicario di Antonina?) il 21
novembre del 537. Il suo pontificato era durato appena un anno,
cinque mesi e undici giorni. |
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Sant'Ormisda
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PAPA ORMISDA,
AMBASCIATORE DI FEDE |
Ormisda, nato nella città volsca di Frosinone,
di agiata e illustre famiglia, prese in sposa Caria di Capua da
cui ebbe un unico figliolo, Silverio. Ormisda ben presto si
trasferì a Roma dove divenne, alla morte dell'amata consorte,
diacono di papa Simmaco e si fece apprezzare per le sue virtù e
per il suo ingegno. Alla morte di Simmaco Ormisda, con grande
sorpresa, fu eletto papa il 20 luglio del 514. Resterà a capo
del clero per circa dieci anni e a ragione viene
considerato come uno dei più grandi riformatori della chiesa
cattolica. Papa Ormisda visse in un'epoca tempestosa
caratterizzata non solo da invasioni e occupazioni barbariche,
ma anche da profondi e laceranti dissidi religiosi tra romani e
bizantini a causa della scisma. Roma subì per molto tempo
l'arrogante ingerenza di Bisanzio capitale dell'impero
d'Oriente. Ma la preminenza di Roma nella chiesa ritorna in auge
nel IV e V secolo. La prima rigorosa teorizzazione del primato
papale la si deve a Leone Magno (440-461), quindi fu papa
Gelasio I (492-496) a stabilire che l'autoritas pontificia era
superiore alla potestas regia. Questo allo scopo di evitare le
pesanti interferenze di re e imperatori nella nomina dei
pontefici, che era un fatto normale per quei tempi. Il primo impegnativo
obiettivo di Ormisda fu di riconciliare la chiesa greca con
quella romana dopo 35 anni di scisma. Non solo ma si preoccupò
anche di riorganizzare la vita cristiana in Africa praticamente
sparita dopo l'invasione dei vandali e quella in Spagna che fece
seguito alla conversione dei Visigoti. Sotto il suo papato fu
istituito l'ordine dei benedettini che iniziarono in tutta
Europa una grande opera di evangelizzazione. Ma papa Ormisda fu
anche e soprattutto un illuminato ambasciatore delle fede e
della cultura cattolica tra le popolazioni barbariche dei Goti
che, guidati da Teodorico, avevano conquistato gran parte
dell'Italia. Seguendo le orme di papa Simmaco Ormisda riuscì
ben presto a risolvere le tante beghe interne nella chiesa
romana divisa da fazioni contrastanti che si facevano
"guerra" fra di loro. Papa Ormisda promosse una grande
riforma morale che non riguardò soltanto i seguaci della chiesa
cattolica ma soprattutto il clero, al quale impose una rigida
formazione liturgica. Insomma fu un gran papa, non solo
riformatore ma anche conciliatore della chiesa. Quando il 6
agosto del 523 morì venne sepolto sotto il pavimento del
portico della Basilica di San Pietro in Vaticano, poi nel
Poliandro della basilica. La tomba andò perduta. Sulla sua tomba venne
inciso un epitaffio in versi opera del figlio che così
recitava: "Sebbene o padre, queste parole non siano
eccelse, quanto il tuo sepolcro e la fede glorificata non
abbia bisogno di iscrizioni, accetta tuttavia le lodi che il
pellegrino, attratto dall'amore di Pietro potrà leggere,
giungendovi dagli estremi confini della terra. Hai tu risanato
il corpo della Patria, già lacerato dai dissidi restituendo
nelle proprie sedi i membri che erano stati avulsi. Al tuo
paterno comando s'è arresa la Grecia, giubilante per aver
ritrovata la sua fede perduta. L'Africa
schiava da molti
anni, s'allieta d'aver meritato il ritorno dei suoi vescovi per
le tue preghiere. Io stesso, Silverio, sebbene a malincuore, ho
notato questi particolari, affinché sulla tua tomba restino
scolpiti per sempre".
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